Sicurezza degli eventi pubblici: dove si gioca la partita prima che inizi
Ve lo scrivo perché ogni volta che salta qualcosa a un evento, la colpa la danno al personale del giorno. Quasi sempre il problema era a monte: nella pianificazione. Vado al sodo, da chi ne ha gestiti parecchi.
La folla è un fluido
Una grande folla si comporta come un liquido: cerca le vie più larghe, si ingorga ai restringimenti, e quando si comprime oltre una certa densità diventa ingovernabile. Per questo il lavoro vero è sui flussi: ingressi e uscite separati, dimensionati sui picchi, mai sui valori medi.
Cosa controllo in pianificazione
- Vie di esodo: molteplici, segnalate, sempre libere. Non si “recuperano” durante l’emergenza, si garantiscono prima.
- Densità attesa: persone per metro quadro nei punti chiave. Oltre le soglie, si interviene riducendo o deviando.
- Colli di bottiglia: tornelli, varchi, scale. Lì si concentra il rischio e lì va concentrato il presidio.
- Catena decisionale: chi può fermare o deviare il flusso, e con quale segnale. Una decisione che arriva tardi non serve.
Il giorno dell’evento
Il personale in piazza esegue un piano, non lo improvvisa. Se il piano è buono, l’80% dei problemi non nasce nemmeno. Se è cattivo, nessuna prontezza lo salva.
Punti chiave
- Separa e dimensiona i flussi sui picchi, non sulle medie.
- Vie di esodo multiple, segnalate, sempre libere.
- Presidia i colli di bottiglia, è lì che si rischia.
- Definisci prima chi decide e con quale segnale.
Nota dell’autore
L’errore che ho visto ripetere: dimensionare tutto sull’affluenza “prevista” e non sul picco improvviso. La folla non è educata: arriva tutta insieme proprio quando non te l’aspetti. Progettate per il caso peggiore plausibile.
Riferimenti
- Principi di crowd management e dinamica della folla.
- Circolari interne su safety e security degli eventi pubblici.
Commenti